"La periodizzazione storica. 2. Suddivisione della Storia per i popoli del mondo" di Carlo Coppola


La periodizzazione attraverso popoli e culture diverse

Ogni civiltà ha sviluppato il proprio modo di dividere il tempo storico, basato sui propri eventi importanti, sulla propria religione, sulla propria struttura politica. Questo dimostra che la periodizzazione non è un fatto oggettivo, ma una costruzione culturale che riflette i valori e le priorità di chi la elabora. Conoscere le periodizzazioni di culture diverse dalla nostra ci aiuta a comprendere meglio la diversità delle esperienze umane e a relativizzare la nostra prospettiva europea.

La storia cinese

La storia cinese si divide tradizionalmente per dinastie, cioè famiglie di imperatori che si succedono al potere. Ogni dinastia rappresenta un periodo con caratteristiche politiche, culturali ed economiche proprie. Le dinastie principali includono la dinastia Shang (circa 1600-1046 a.C., la prima attestata archeologicamente), la dinastia Zhou (1046-256 a.C., durante la quale vissero i grandi filosofi Confucio e Laozi), la dinastia Qin (221-206 a.C., che unificò la Cina e costruì la Grande Muraglia), la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C., considerata l'età d'oro della civiltà cinese), la dinastia Tang (618-907 d.C., epoca di grande splendore culturale e artistico), la dinastia Song (960-1279), la dinastia Yuan dei mongoli (1279-1368), la dinastia Ming (1368-1644, che costruì la Città Proibita) e infine la dinastia Qing dei manciù (1644-1912), l'ultima dinastia imperiale.

Questa periodizzazione dinastica non coincide affatto con quella europea. Mentre l'Europa attraversava il Medioevo, la Cina viveva sotto le dinastie Tang e Song periodi di grande prosperità, con invenzioni straordinarie come la polvere da sparo, la stampa a caratteri mobili, la bussola e la carta moneta. Quando l'Europa iniziava la sua espansione coloniale, la Cina era governata dalla dinastia Ming e si considerava il centro del mondo civilizzato, chiamandosi "Regno di Mezzo". Il sistema dinastico cinese durò fino al 1912, quando fu proclamata la Repubblica, mentre l'Europa aveva già vissuto rivoluzioni democratiche e industriali.

La storia islamica

La storia islamica inizia dall'Egira (in arabo hijra, che significa "emigrazione"), avvenuta nel 622 d.C., quando il profeta Maometto lasciò La Mecca, dove era perseguitato, per trasferirsi a Medina, dove fondò la prima comunità musulmana. Questo evento è così importante per i musulmani che il calendario islamico parte da questa data: l'anno 1 dell'Egira corrisponde al 622 d.C. del calendario cristiano. Per i musulmani, l'Egira segna l'inizio di una nuova era, perché rappresenta la nascita dell'Islam come comunità politica e religiosa organizzata.

La periodizzazione islamica si basa principalmente sulle dinastie califfali e sugli imperi che si sono succeduti nel mondo musulmano: il Califfato dei Rashidun (i primi quattro califfi dopo Maometto, 632-661), il Califfato Omayyade (661-750, con capitale a Damasco), il Califfato Abbaside (750-1258, con capitale a Baghdad, età d'oro della cultura islamica), l'Impero Ottomano (1299-1922, che controllò gran parte del Medio Oriente, Nord Africa e Balcani), l'Impero Safavide in Persia e l'Impero Moghul in India.

Per i musulmani, eventi cruciali della storia europea come la caduta di Roma o la scoperta dell'America hanno significato limitato o nullo. Al contrario, eventi come la conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani nel 1453 (che per gli europei fu una catastrofe) o la riconquista cristiana della Spagna (completata proprio nel 1492, lo stesso anno della scoperta dell'America) hanno un'importanza fondamentale. Ancora oggi, in molti paesi musulmani si usa il calendario islamico accanto a quello gregoriano occidentale.

La storia giapponese

Il Giappone ha una periodizzazione molto particolare che si divide per ere imperiali, ognuna con un nome particolare scelto dall'imperatore al momento della sua ascesa al trono. Ogni era ha un nome augurale che esprime un desiderio o un ideale: ad esempio, l'era Meiji (1868-1912) significa "governo illuminato", l'era Taisho (1912-1926) significa "grande rettitudine", l'era Showa (1926-1989) significa "pace illuminata", l'era Heisei (1989-2019) significa "pace ovunque", e l'attuale era Reiwa (dal 2019) significa "bella armonia".

Oltre a questa periodizzazione imperiale, gli storici giapponesi usano anche una divisione per periodi storici basati sulla sede del potere politico: periodo Nara (710-794), periodo Heian (794-1185, età d'oro della cultura aristocratica giapponese), periodo Kamakura (1185-1333, governo dei samurai), periodo Muromachi (1336-1573), periodo Azuchi-Momoyama (1573-1603), periodo Edo o Tokugawa (1603-1868, lungo periodo di isolamento e pace), e infine dal 1868 il Giappone moderno con la restaurazione Meiji, che trasformò il paese in una potenza industriale e militare.

Il Giappone visse per secoli in relativo isolamento dal resto del mondo, sviluppando una cultura distintiva. Eventi cruciali per l'Europa, come le crociate o la Riforma protestante, non ebbero alcun impatto sul Giappone. D'altra parte, l'arrivo dei primi europei in Giappone nel 1543, l'isolamento sakoku (1641-1853) che chiuse il paese agli stranieri per oltre due secoli, e la forzata apertura da parte della flotta americana nel 1853 sono eventi fondamentali della storia giapponese che non compaiono nelle periodizzazioni europee.

Le civiltà precolombiane

Le civiltà precolombiane (così chiamate perché esistevano in America prima dell'arrivo di Colombo) avevano propri calendari e modi di organizzare il tempo, completamente diversi da quelli europei e asiatici. I Maya, che vissero in Mesoamerica (l'attuale Messico e America Centrale) dal 2000 a.C. circa fino alla conquista spagnola del XVI secolo, avevano un sistema calendariale complesso e sofisticato, basato su più cicli sovrapposti: il tzolkin (calendario sacro di 260 giorni), lo haab (calendario solare di 365 giorni) e il Lungo Computo che misurava il tempo dall'inizio della creazione.

La civiltà azteca, che dominò il Messico centrale dal XIV al XVI secolo, aveva un calendario simile a quello maya e periodizzava la storia in "soli" o ere cosmiche, credendo di vivere nel quinto sole, destinato a finire con terremoti. Gli Inca, che costruirono il più grande impero precolombiano lungo la costa occidentale del Sud America (attuale Perù, Ecuador, Bolivia, Cile), non avevano scrittura ma usavano i quipu (corde annodate) per registrare informazioni e organizzavano il tempo secondo le generazioni degli imperatori.

Queste civiltà sperimentarono eventi storici importanti completamente indipendenti dalla storia europea: l'ascesa e il declino delle città-stato maya, la fondazione di Tenochtitlan da parte degli aztechi nel 1325, l'espansione dell'impero inca nel XV secolo. La loro storia venne tragicamente interrotta dalla conquista spagnola nel XVI secolo: Tenochtitlan cadde nel 1521, l'impero inca fu distrutto nel 1533. Per questi popoli, il 1492 non fu l'inizio di un'età moderna, ma l'inizio della fine della loro civiltà.


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