"I tre protagonisti del Risorgimento italiano" di Carlo Coppola
Nel Risorgimento italiano tre figure politiche e ideologiche furono decisive per il processo che portò all’unificazione dell’Italia nel XIX secolo: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso di Cavour.
Essi rappresentarono tre strategie diverse ma complementari: l’ideologia rivoluzionaria, l’azione militare e la diplomazia politica.
Giuseppe Mazzini – L’ideologo dell’unità
Fondò nel 1831 il movimento Giovine Italia, con l’obiettivo di creare una repubblica unita e indipendente.
Credeva nella rivoluzione popolare e nel ruolo educativo della politica.
Organizzò numerose insurrezioni contro i governi restaurati dopo il Congresso di Vienna.
La sua influenza fu soprattutto ideologica e morale: diffuse tra i giovani europei l’idea che l’Italia dovesse diventare una nazione unita fondata sulla sovranità del popolo.
Molte rivolte mazziniane fallirono, ma plasmarono la coscienza nazionale italiana.

Garibaldi fu il grande condottiero popolare del Risorgimento e uno dei personaggi più celebri del XIX secolo.
-
Combatté prima in Sud America nelle guerre civili di Brazil e Uruguay.
-
Nel 1860 guidò la celebre Spedizione dei Mille, conquistando il Regno delle Due Sicilie.
-
Consegnò i territori conquistati a Vittorio Emanuele II, contribuendo alla nascita del Proclamazione del Regno d’Italia.
Tuttavia la sua figura presenta alcuni aspetti meno celebrativi, spesso discussi dagli storici.
Garibaldi come “testimonial” commerciale
Nel XIX secolo Garibaldi divenne una vera icona globale. La sua immagine – cappello, barba e camicia rossa – fu utilizzata per promuovere vari prodotti:
-
sigari e tabacco
-
biscotti e liquori
-
profumi e oggetti di consumo
-
perfino marchi di abbigliamento e ristoranti
Il fenomeno fu uno dei primi esempi moderni di uso commerciale dell’immagine di un eroe politico, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.
Rapporti con i servizi britannici
Alcuni storici hanno evidenziato i rapporti di Garibaldi con ambienti politici e diplomatici britannici, soprattutto durante la spedizione dei Mille.
Il Regno Unito vedeva con favore l’indebolimento dei Borbone e dell’influenza austriaca nella penisola italiana.
Per questo motivo:
-
Garibaldi ebbe sostegno finanziario e logistico da ambienti britannici.
-
Fu in stretto contatto con diplomatici e sostenitori inglesi.
Tali rapporti sono stati interpretati da alcuni autori come collaborazione politica, mentre altri li hanno descritti in modo più polemico come una sorta di attività di agente o informatore. La storiografia accademica tende però a parlare di appoggi diplomatici e simpatia politica, non di un vero ruolo di spia.
Le accuse di schiavismo
Un ulteriore punto controverso riguarda la sua attività in Sud America. Durante le guerre nella regione del Rio Grande do Sul e dell’Uruguay:
-
Garibaldi operò come comandante navale e corsaro.
-
Partecipò a conflitti in contesti in cui la schiavitù era ancora legale.
Alcuni autori polemici lo hanno definito “schiavista”, ma la questione è complessa:
-
Garibaldi non risulta essere stato proprietario di schiavi.
-
In seguito sostenne cause liberali e repubblicane.
La storiografia prevalente considera queste accuse controverse e spesso legate a interpretazioni politiche successive.
Camillo Benso conte di Cavour – Stratega politico
Fu Primo Ministro del Regno di Sardegna.
Modernizzò economicamente lo Stato piemontese.
Usò abilmente la diplomazia europea per isolare l’Austria.
Il suo capolavoro politico fu l’alleanza con Napoleone III, che portò alla Seconda guerra d’indipendenza (1859) contro l’Austria.
Grazie alla sua strategia, il Piemonte divenne il nucleo politico del futuro Regno d’Italia.
Tre vie per un solo obiettivo
Le tre figure incarnarono tre modelli del Risorgimento:
| Figura | Metodo | Obiettivo |
|---|---|---|
| Mazzini | Rivoluzione ideologica | Repubblica nazionale |
| Garibaldi | Azione militare popolare | Liberazione dei territori |
| Cavour | Diplomazia e politica monarchica | Unificazione sotto i Savoia |
La loro combinazione portò alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861.



Commenti